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  A Developer Abroad - Giuseppe Trapani
Pubblicato da Pasquale Sada il 2013-01-09 15:12:28

 Developer #8
 

Nome: Giuseppe Trapani

 

Città di residenza:Madrid, Spagna

 

Compagnia: Gameloft

 

 
 
 
 
 
 

Oggi tocca a Giuseppe Trapani e a Gameloft!


Presentati a GPI, Giuseppe era un ragazzino col sogno di.  . .? 


Diventare un calciatore. Da piccolo non pensavo che sarei diventato un designer di professione. I videogiochi erano 'soltanto' la mia più grande passione (per la gioia dei miei genitori che dovevano prendermi a calci per allontanarmi dal Commodore 64). Cogli anni, poi, una domanda ha cominciato a germogliare dentro me: perchè i videogiochi mi emozionano così tanto? Qual è il loro 'ingrediente segreto'?
La risposta a queste domande provo a darmela ogni giorno al lavoro :)


Quale è stata la tua prima esperienza fuori dal paese? 


Mi sono trasferito a Londra dopo la chiusura della mia prima società in Italia (il buon vecchio Sebastiano Mandalà ricorderà qualcosa, eheheh). Lì sono stato assunto da nDreams per lavorare a un gioco FB, fare un po' di ricerca e sviluppo sul tema 'Narrative and videogames' e lavorare a un progetto PSN.

 

Come descriveresti la tua esperienza di lavoro alla Gameloft? 


E' impegnativa e formativa. Gameloft è una società definita da precisi processi interni finalizzati a ottenere prodotti di qualità in tempi relativamente brevi.
A parole mie, questo si traduce in rispettare scadenze aggressive senza compromettere la qualità del proprio lavoro e canalizzare la propria creatività all'interno di confini ben definiti. 
E' quindi una sfida giornaliera che dà tante soddisfazioni. 


Quali differenze hai trovato tra l'ambiente di lavoro italiano e quello all'estero (a prescindere dal campo dei videogiochi) ?


Quando vai fuori dall'Italia capisci che la gente ti rispetta per il lavoro che fai giorno per giorno. Non importa di chi sei figlio, o amico, o cosa hai fatto 20 anni fa. Se ti impegni e fai sacrifici la gente ti darà quel rispetto professionale che meriti. C'è anche una separazione dei ruoli maggiore: ognuno si prende le proprie responsabilità, in maniera asciutta e priva del: "Faccio un po' di tutto" che ho riscontrato in Italia. Ovvio che la cosa ha i propri pro e contro. Io personalmente preferisco come si lavora fuori.

 

Se avessi la possibilità di fondare una tua compagnia in Italia o venissi contattato da una nuova e promettente software house Italiana, torneresti a lavorare nel nostro paese? 


Di questi tempi, non è poi così difficile fondare una software house e proporsi sul mercato internazionale a prescindere dalla nazione in cui si risiede. Più difficile è saperla mantenere 'viva' dal punto di vista economico. Ma per me questo è un discorso che travalica i confini del videogioco. Il problema che vedo è relativo all'Italia in generale e alla situazione politica e sociale della stessa. Per cui, per adesso, preferisco restare fuori.

 

Il mercato dei videogame è molto cambiato, agguerrito ma più accessibile.  Cosa ti senti di consigliare ai piccoli team Italiani che stanno attualmente proliferando ovunque nel nostro paese?  


Continuate così! Mettetevi in contatto e andate avanti a fare bei giochi! Non credo che esista un concetto di videogioco "Made in Italy" alla stregua dell'abbigliamento o del cibo. Il mercato adesso è mondiale e la concorrenza è tosta. Ma questo è proprio il bello. Servono belle idee e ottime realizzazioni e team nostrani come Santa Ragione possono servire da ispirazione a tal proposito.

 

Grazie Giuseppe e speriamo di vederti attivo sulle pagine di GPI
 

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