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  A Developer Abroad - Gabriel Sassone
Pubblicato da Pasquale Sada il 2013-01-04 08:57:16

 Developer #7
 

Nome: Gabriel Sassone

 

Città di residenza: Long Beach, USA

 

Compagnia: Ready at Dawn

 

 
 
 
 
 
 
Questa volta è il turno di Gabriel Sassone e di Ready at Dawn!

Presentati a GPI, Gabriel era un ragazzino col sogno di.  . .? 
 
Un ragazzino che gioco' piccolissimo ad asteroids e space voyager (avevo 3 anni e un atari 2600), passato per i game&watch e le varie console nintendo (dagli 8 bit in su) e con gli anni ha imparato e sognato tanto con i videogiochi che si e' detto..."perche' non provare a farli? Quante cose posso esprimere con un videogioco?"
Volevo e voglio creare emozioni, divertire e far riflettere...spesso siamo piu' reali nel gioco che nella societa', ci scopriamo molto di piu'...
Ho imparato il primo inglese giocando a zelda sul nes, ho imparato tanto di mitologia e mi sono emozionato parecchio, oltre che divertito!
Insomma devo tanto ai videogiochi.
Ho da sempre avuto anche un amore per il mare e il sole, e l'unico posto al mondo che ha sia questa industria che il sole e' la california del sud.
Ci ho lavorato negli anni, studiando la notte, ma ho avuto un percorso inaspettatamente bello per arrivare finalmente qui.
Con un sogno finale: fare videogiochi in Italia...
 
Quale è stata la tua prima esperienza fuori dal paese? 
 
Codemasters Southam e' stata la prima societa'. Ho avuto la grande fortuna di essere affiancato da Alessandro Monopoli, che mi ha fatto da mentore nella mia specialita': il rendering! Ho anche conosciuto il lato oscuro della medaglia, e quindi overtime, tanto stress, e anche le discussioni con capi che prendono scelte discutibili. Non che le mie fossero migliori, ma ho visto anche il lato politico dell'industria...
E' stato un grande cambiamento, ma ho avuto la fortuna di ritrovare un paio di amici (Carlo Mangani ed Enrico Gasperoni) che conoscevo da prima, ho conosciuto altri ragazzi e anche altri italiani (ma non solo) che lavorano ancora li, e ha avuto un grande impatto anche umanamente.
Viaggiare e stare all'estero ti apre la testa, ti fa vedere altri modi di vivere, altre possibilita'...e' un'esperienza che dovrebbero fare tutti secondo me!
Con loro ho pubblicato Operation Flashpoint Red River, BodyCount e Dirt Showdown...giochi diversi, esperienze diverse, ma splendide.
Posso dire che ho avuto un vero assaggio della industry professionale: giochi multipiattaforma, overtime, politica, e tante splendide sfide tecnologiche ed umane!
 
Come descriveresti la tua esperienza di lavoro alla Ready at Dawn? 
 
Fantastica. Sono arrivato da poco, ma ho trovato colleghi simpatici e disponibili, anche se si aspettano molto da te. La loro filosofia e' "fai il tuo meglio" e ognuno lo fa.
Tecnologia da urlo e location eccezionale (california...) aiutano non poco!
E il bello e' che continuo ad imparare...nuove sfide, nuovi modi di fare le cose, insomma un arricchimento professionale ed umano. Si lavora tanto e sodo ma i risultati sono fantastici!
 
Quali differenze hai trovato tra l'ambiente di lavoro italiano e quello all'estero (a prescindere dal campo dei videogiochi) ?
 
Meritocrazia e cultura videoludica sono le piu' grandi differenze, soprattutto perche' sono coadiuvate da un ambiente e da una storia.
Sei un possibile campione, sei qualcuno che puo' fare la differenza, e non uno stagista sottopagato da sfruttare.
All'estero (sia UK che USA) hanno capito che l'unione fa la forza, e se tu lavori bene e sei felice produci meglio (e i tuoi capi guadagnano di piu')!
Se c'e' da premiarti, lo fanno. Se c'e' da ringraziarti, spesso lo fanno.
Quando si parla di videogiochi, sanno che e' un'industria piu' grande del cinema ormai, c'e' una cultura maggiore, universita' specializzate, e partendo dal sapere crei nuove teste.
 
Se avessi la possibilità di fondare una tua compagnia in Italia o venissi contattato da una nuova e promettente software house Italiana, torneresti a lavorare nel nostro paese? 
 
Ci penserei su un po', per ora non penso sia possibile. Purtroppo ci vorrebbe una sicurezza che in italia non ho, le uniche due societa' di videogiochi in cui ho lavorato sono fallite, e se una societa' fallisce rimani con i piedi per aria, e se non hai altre societa' devi emigrare o cambiare lavoro. 
Ci vorrebbe un bel circuito, una mentalita' nuova nelle persone, ma purtroppo qui andiamo sul sociale e psicologico, uscendo anche dal problema videogiochi!
Con molti cambiamenti strutturali tornerei...il cuore rimane in Italia.
 
Il mercato dei videogame è molto cambiato, agguerrito ma più accessibile.  Cosa ti senti di consigliare ai piccoli team Italiani che stanno attualmente proliferando ovunque nel nostro paese?  
 
Che ora e' il momento di tirare fuori le idee e non l'aspetto. I publisher non sono piu' necessari (si pensi a Steam e alle costellazioni di indie games) e ci sono tanti canali.
Perdete meno tempo nella tecnologia e piu' nel gameplay! Ci sono troppi "second/2" in giro. Ci sono engine buonissimi da poter utilizzare (Unity, Bitsquid, Unreal, Cryengine).
La fantasia e la gentialita' italiane possono fare la differenza!
 
Grazie Grabriel e speriamo di vederti attivo sulle pagine di GPI!
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